Quando lo sticker diventa brand

Lo stickering, uno degli strumenti oggi più utilizzati in guerriglia marketing, ci offre le sue case history in ambiti inizialmente non commerciali. Meglio ancora, sovversivi. Lo stickering è una strategia di marketing che consiste nell’affiggere enormi quantità di adesivi di piccole dimensioni (stickers) raffiguranti il marchio (brand) dell’azienda in spazi pubblici e di grande affluenza. Negli ultimi tempi questo fenomeno, posto in essere oltre che da aziende private (pensiamo alla campagna «Can’t Stop Kenwood») anche da attivisti e artisti che promuovono le loro idee e le loro opere a costi molto contenuti, ha registrato un vertiginoso aumento nelle principali città italiane. E’ una forma di comunicazione rapida e incentrata sull’immagine, il cui obiettivo è quello di ottenere una grande visibilità e di indurre l’osservatore a ricordare il disegno, il logo, l’icona o il messaggio da esso veicolato e in alcuni casi, se particolarmente curioso, ad informarsi ulteriormente sul significato che lo sticker rappresenta.

I mille nomi del marketing alternativo

Circoscrivere il “marketing alternativo” è operazione difficile, proprio perché si tratta di un territorio mutevole, quotidianamente in via di definizione. Tanto che già l’aggettivo alternativo lascia dubbiosi alcuni. E’ infatti realmente alternativo il marketing, o si tratta di una naturale evoluzione delle strategie di comunicazione necessaria per l’adattamento ad un mercato sempre meno categorizzabile? Prendendo comunque per buona la definizione di marketing alternativo (o non convenzionale), vogliamo tentare di capire quali e quanti specifiche variazioni possono stare all’interno di questo grande macro-insieme. E’ ovvio che non abbiamo pretese enciclopediche, e soprattutto che è difficilissimo stabilire bene quali siano i precisi rapporti tra una accezione e l’altra. Le più comuni, molte delle quali sono già state citate in questo blog sono: guerriglia marketing ambient marketing viral marketing action marketing WOM marketing (word-of-mouth marketing) street marketing

10 su 95, uno sguardo al Cluetrain manifesto

Anche se ha quasi 8 anni, il Cluetrain manifesto è sempre attuale e soprattutto è un documento dal quale si può partire per fare ragionamenti, analisi, riflessioni. Il Cluetrain manifesto è un testo scritto nel 1999 da quattro esperti americani di marketing, con un lnguaggio semplice e divulgativo, non tecnico. Articolato in 95 tesi, con un chiaro riferimento a Martin Lutero, il manifesto annuncia e analizza i cambiamenti che i mercati hanno registrato con l'avvento di internet, e nei confronti dei quali spesso le imprese sono in grande ritardo. Riporto qui 10 delle 95 tesi (per leggerle tutte in italiano, vai qui), che ho scelto per una prossimità con i ragionamenti che si fanno spesso qui.

1. I mercati sono conversazioni.
6. Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.
7. Gli iperlink sovvertono la gerarchia.
12. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.
16. Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
21. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo.
53. Ci sono due conversazioni in corso. Una all’interno dell’azienda, l’altra con il mercato.
65. Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.
74. Siamo immuni dalla pubblicità. Semplicemente dimenticatela.
83. Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.